FACADE

Facade costruisce visioni voyeristiche di interni domestici su sfondi e cromie livide, attraverso pattern ripresi da mascherine per il disegno planimetrico di sanitari da cucina.

Una delle esperienze più interessanti del novecento artistico fu la formulazione della quarta dimensione data dal cubismo, e che in qualche modo fu coeva con nuove riflessioni sullo spazio e sulla costruzione degli edifici. Facade porta queste suggestioni approfondendo il tema dello spazio in quanto disumanizzato, serializzato e reso alienato, uno spazio che deve trovare una sua dimensione oltre il tempo in cui è espresso. In questa serie di lavori si ritrovano stilizzati diversi elementi, capaci di andare oltre la facciata e che si  riappropriano di profondità inquiete ma mai inquietanti. Il primo elemento sicuramente è quello della serialità che rimanda a facciate di architetture contemporanee, i cui lavelli non rappresentano elementi planimetrici ma veri e propri simboli borghesi (la cucina come nucleo vivo ed essenziale degli accadimenti storici). Facade mostra facciate da cui non affacciarsi, interni impossibili da abitare e da osservare, mantenendo una riflessione sul disagio che è appunto inquieta e generazionale (di chi non ha casa, di chi la vuole, di chi non riuscirà ad averla), tracciando una riflessione moderna e lacerata sulla riappropriazione degli spazi emotivi.