GEE GEE

GeeGee è una serie di lavori apparentemente ludici, dove lo sfondo opalescente da cui si intravedono figure e forme, viene sistematicamente invaso da sagome di cavallini, colorati e diabolici. Così come “Facade” mostrava pattern stilizzati “dell’abitare” (ma un abitare totalmente astratto, alienante), i cavalli di GeeGee sembrano allegri, “innocui”. La scritta GEE sulla sulla falsariga di LOVE di Robert Indiana,

o le bandiere di Jasper Johns appaiono da prima come citazioni e stilemi, per poi lasciare interdetti con una formulazione grafica tanto semplice quanto feroce: l’assedio. Un assedio di masse statiche, militari, come certi primi videogiochi degli anni 70; un movimento compulsivo, incoerente anche nelle sue forme appartemente più elementari. Cosa fanno questi cavalli, evidentemente non vivi ma vivaci, evidentemente statici ma invadenti e rapidissimi? La disposizione nello spazio di queste “mandrie”, è priva di riferimenti reali, di profondità, di larghezza o altezza, così da poterli disporre su tutte le linee simmetriche dell’opera, un’opera che si potrebbe dire guasta, il cui sabotaggio avviene tramite l’estremizzazione dei linguaggi formali propri della pop art, che trovano in GeeGee una loro parodia disturbata e dispettosa.  A.K.