OSEA2

Installazione del diametro di 10 metri realizzata con semi di orzo su terra battuta, pensata nell’ambito di Agrifestival 2013, ospitato  dall’Azienda Agricola Traina, Palazzo Adriano, PA.

Osea 2, rimanda alla tradizione orientale dei mandala, a cosmogrammi e figurazioni più antiche ed esoteriche ma anche anche alla matericità e al carettere segnico del lavoro di alcuni maestri italiani del secondo novecento (Burri, Capogrossi, Accardi per citarne alcuni). E’ un occidente che incontra un oriente non solo nella espressione più esteriore ma soprattutto in una accezione più profonda: realizzare un’opera dalla ritualità laica, che rielabori gesti propiziatori, legati alla fertilità e al destino ed esprima l’impellente necessità del nostro tempo di riconciliarsi con una terra spesso mortificata e ferita. Il titolo rimanda al profeta veterotestamentario Osea che nel secondo capitolo esprime la visione di un’umanità rappacificata con Dio, con il dio che è nelle cose.
Ha scritto Andrea Kantos: “…griglia arcaica, quasi astronomica, che legata alla terra non fa che rimarcare il concetto della mutabilità delle forme viventi che devono concedersi, vivere e morire per poter esistere. La vita per David è una pulsione data dal movimento, il cerchio, figura immobile, duratura e materna, è qui trattato come un bacino sognante che diventa più forte nel suo farsi da posto a pasto, da luogo a banchetto, e sono proprio i banchetti, il cibo, la vita che in questo cerchio non vengono racchiusi, ma aperti alle correnti che è impossibile coattare ma da cui vale la pena farsi trasportare. Osea 2 è un catalizzatore di vitalità agreste che richiama potentemente a un sacro che non si mostra facilmente, che non vuole essere esplorato con l’intelletto, ma vissuto con l’esperienza e la gioia. La visione profetica non è solo un cupa prospettiva di percorsi e percosse, ma vuole in questo caso marcare una funzione spirituale dell’arte, capace di elaborare non soltanto soluzioni estetiche ma di coniugare quelle etiche perchè si possa stabilire un rispetto della natura e la ricostruzione di un ruolo perduto, che non è quello di dominatore ma di coabitante.”

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